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La Terapia Ricostruttiva Interpersonale (IRT) di Lorna Smith Benjamin

Verso la fine degli anni ’90 la psichiatra americana Lorna Smith Benjamin ha sviluppato:

  • un modello di descrizione del comportamento interpersonale ed intrapsichico (Benjamin, 1999) detto Analisi Strutturale del Comportamento Sociale che include e categorizza gli atteggiamenti che la persona assume nei suoi rapporti con gli altri e con se stesso. I ruoli inclusi nel modello sono quello di proponente, (la persona prende l’iniziativa con un’azione destinata all’altro), di ricevente (la persona riceve l’iniziativa relazionale dell’altro), introietto (la persona mette in atto comportamenti diretti a se stesso).
  • un processo di intervento di psicoterapia chiamato Terapia Ricotruttiva Interpersonale (TRI) utilizzabile come trattamento dei casi che non rispondono alle terapie tradizionali che include dei criteri per valutare le situazioni e gli eventi della storia evolutiva del soggetto che hanno originato il suo comportamento problematico.

Il presupposto di base è che le attività del sistema nervoso sono coordinate al fine di garantire le migliori condizioni di vita nell’ambiente. Perciò gli insiemi di sentimenti, comportamenti e pensieri che sono messi in atto nei rapporti interpersonali operano sempre insieme in vista dell’adattamento, anche quando i risultati sono insoddisfacenti e causano sintomi di malessere psicologico.

Ad esempio in una situazione percepita come una minaccia, si avranno normali risposte adattative quali reazioni di attacco, fuga o immobilizzazione. Per metterle in atto si attiverà il sistema nervoso simpatico e la persona sperimenterà rabbia, ansietà o depressione a seconda della soluzione scelta.

Ma se questo tipo di risposte psicofisiche sono usate in modo automatico e ricorrente anche in assenza di un’effettiva minaccia, diventano sintomatiche e disfunzionali. Questo avviene perchè la persona non ha aggiornato i suoi schemi alle necessità del presente e continua a mettere in atto risposte che in passato sembravano l’unica soluzione possibile per garantire la sopravvivenza.

In accordo con la teoria dell’Attaccamento di Bowlby, all’origine di tali pattern di comportamento vi è il rapporto con le prime figure significative che si sono occupate del bambino dalla nascita, interazione che può essere stata più o meno buona a seconda delle caratteristiche dei genitori. E l’analisi dei contesti relazionali precoci che può offrire informazioni utili su come nel momento presente sia possibile realizzare oggi nuove modalità di rapporto interpersonale.

Lo scopo dell’intervento dello psicoterapeuta è quello di modificare la relazione del paziente con le sue rappresentazioni interiorizzate delle figure di attaccamento che ancora oggi guidano le sue abituali modalità di affrontare gli eventi. A tal fine il rapporto tra terapeuta e paziente all’interno della terapia viene considerato come un’esperienza correttiva tramite la quale si interviene per modificare gli apprendimenti passati ormai obsoleti e controproducenti.

Il terapeuta userà intenzionalmente il suo comportamento relazionale come un mezzo che il paziente possa usare per imparare nuove modalità di rapporto umano.
I sintomi vengono collegati al contesto di accudimento ricevuto in famiglia attraverso il metodo IRT di formulazione del caso.

Per prima cosa il terapeuta cerca di capire in che modo gli stili comportamentali del paziente (pensieri, emozioni e comportamenti) sono collegati alle figure di attaccamento interiorizzate attraverso 1 o più di 3 modalità di imitazione possibili, detti processi di copia.

L’identificazione è un processo che induce la persona ad essere il più possibile uguale o almeno simile alla figura di attaccamento. Per esempio, se la figura di attaccamento trascurava il paziente, questi potrebbe diventare a sua volta trascurante.

La ricapitolazione consiste nel comportarsi come se la figura di attaccamento avesse ancora un ruolo e un potere determinante sull’individuo. Tornando all’esempio precedente, la persona potrebbe sposare una persona che la trascura.

L’introiezione consiste nel trattare se stessi come si è stati trattati. Sempre in relazione al soggetto dell’esempio, ciò implicherebbe che l’individuo sia molto trascurante con se stesso e non si preoccupi di soddisfare i suoi bisogni.

Questi processi di copia persistono anche in età adulta perché il cervello arcaico prescrive che per sopravvivere sia indispensabile rimanere fedeli ai primi insegnamenti ricevuti su come trovare la sicurezza e affrontare la minaccia. Continuare ad utilizzare tali regole di comportamento significa cercare di ottenere ancora oggi quell’amore e protezione dalle rappresentazioni interne delle figure di attaccamento che tali comportamenti garantivano in passato. La ripetizione dei vecchi schemi è definita dalla Benjamin un “dono d’amore” alle figure interiorizzate.

La Terapia Ricostruttiva Interpersonale è un tipo di trattamento è a lungo termine che include 5 fasi:

  • costruire la collaborazione e l’alleanza
  • imparare a riconoscere i propri modi di fare, da dove provengono e a cosa servono
  • bloccare i modi di fare disfunzionali
  • promuovere la volontà di cambiare
  • imparare nuovi modi di fare

Nella fase di valutazione iniziale è essenziale favorire il clima di collaborazione con un atteggiamento di condivisione e ascolto empatico. Ciò è assolutamente necessario per procedere alla raccolta degli elementi utili ad inquadrare il caso. La ricerca del terapeuta è orientata a individuare quali sono gli schemi di attaccamento tipici del paziente, come si sono formati e quale influenza essi esercitano nel presente nei diversi ambiti della sua vita. Per esempio potrebbero riscontrarsi schemi interpretativi dell’esperienza fondati sul controllo delle situazioni, sul dovere, sull’impotenza, sull’inibizione delle emozioni, sulla costrizione ecc.
Costruita l’alleanza terapeutica, sulla base degli elementi individuati, il terapeuta fornisce alla persona una prima interpretazione sull’origine e sul significato dei suoi sintomi e sui meccanismi che possono aver causato lo scompenso nel momento in cui viene richiesta la consultazione. A questo punto si procede ad una definizione esplicita dell’obiettivo comune, in uno spirito di cooperazione paritetica per il raggiungimento dell’obiettivo e poi si intraprende il percorso vero e proprio attraversando le fasi residue sopra indicate.

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4 Commenti
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